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giovedì 13 settembre 2012

Etf vs Fondi Comuni o Sicav: qual'è la scelta vincente?

(Covered under Copyleft License-CC BY-ND 3.0) Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0-Unported License

Il presente articolo segue un nostro vecchio post di due anni fa, in cui già si faceva un confronto speculare fra Etf/Etc e Fondi/Sicav, arricchendolo anche con esempi concreti tratti dai nostri portafogli. 
Inoltre, nel corso di questi ulteriori 24 mesi, è apparso ancor più chiaramente quanto, il peso del conflitto d'interesse e dell'intero "sistema del gestito", incida sulle masse amministrate, deprimendone i rendimenti. Indipendentemente dalle crisi, che a volte si rivelano addirittura salvifiche per banche e/o affini. Le crisi come autentici capri espiatori. Un esempio per tutti... il post 11 Settembre 2001 Cliccando sul seguente link, si può leggere il contenuto del vecchio post: L'Etf batte sempre il fondo


Detto ciò, passiamo ad analizzare la domanda iniziale.
Premesso che, a nostro modesto parere, non esistono risposte certe e standardizzate, soprattutto quando si parla di rendimenti attesi, questo legittimo dubbio nasce dalle innumerevoli domande che, sistematicamente, i clienti pongono al loro intermediario di fiducia.  Naturalmente le risposte possono essere molteplici, perchè numerosi sono i players in gioco e, per conseguenza, nomerosi sono anche gli approcci e le metodologie operative.
In altre parole, le molteplici soluzioni che scaturiscono dalle differenti risposte, potrebbero essere la conseguenza del diverso modus operandi proposto da chi esercita la Consulenza indipendente, rispetto all'offerta di banche, Sim e promotori. A nostro modesto parere, il problema sta tutto lì. E quindi, nell'eterna querelle del conflitto di ineteressi. Ma osserviamo, nel dettaglio, la questione dal punto di vista di chi non "vende" prodotti allo sportello; il punto di vista di un professionista esterno, svincolato da obblighi di monomandato e di target commerciali.
Quale prodotto è meglio sottoscrivere e perchè?
Questa è la domanda alla quale il cliente si aspetterebbe una risposta sincera. In effetti, nella “giungla degli investimenti”, dove ognuno (assicuratore, promotore, bancario, Private Banker) propone la sua offerta su misura, il Consulente Finanziario Indipendente “garantisce” al cliente una consulenza priva di conflitto di interesse. Al di là del raffronto teorico, tra le 2 tipologie di strumenti finanziari, quello che ci preme porre in evidenza è che non esiste il Fondo o l’ETF migliore per tutte le tipologie di risparmiatori.
Il punto di partenza, per quanto riguarda la consulenza indipendente, non è mai il prodotto. Ed anche le conclusioni, quindi, che ricordiamolo spettano ai clienti, sono frutto di informazioni ed analisi che rendono più semplice la decisione.
In merito alla dissertazione che appassiona molti addetti ai lavori, il nostro pensiero è che sia superfluo generalizzare. Nel mare di prodotti dell’industria del risparmio gestito, la maggioranza dei fondi e sicav, non sono strumenti efficienti; costantemente sotto benchmark e zavorrati da pesanti oneri di gestione (commissioni di gestione, diritti fissi, commissioni di performance).
Esistono comunque delle realtà positive e, in alcuni casi, i gestori sono davvero bravi riuscendo a sovraperformare il mercato, contenendo anche la volatilità.
Personalmente, al di là di qualche rara eccezione, preferiamo consigliare nelle nostre torte gli ETF, ritenendoli strumenti più efficienti sia sotto il profilo dei minori costi che della trasparenza nella gestione. Ma soprattutto, per la maggiore facilità di negoziazione in quanto, questi ultimi, vengono trattati alla stregua di un titolo azionario o obbligazionario, mentre un fondo o una sicav vengono negoziati con 2 o anche 3 giorni di buio per il cliente.
Infattti, il NAV di entrata o di uscita dal fondo, è appunto 2/3 gg successivi all’ordine del cliente. E’ pur vero anche che, l’orizzonte temporale, per chi acquista un fondo o una sicav, non è mai di breve periodo. Ma perché dare un ordine al buio?
In conclusione preferiamo la cosiddetta gestione passiva degli ETF alla gestione attiva dei fondi, giacchè quest’ultima, il più delle volte, non garantisce nessun vantaggio al cliente. E di attivo, spesso, ha solo le commissioni ed il profitto che genera alla banca proponente.
Parallelamente alla domanda iniziale, ve n'è un'altra che sarebbe utile porsi. Ovvero, gestione attiva e passiva: meglio la prima o la seconda? Come orientarsi?
Per rispondere alla domanda, ovviamente, è necessario conoscere bene tutti gli strumenti che il mercato ci mette a disposizione per la gestione dei nostri risparmi.
Iniziamo con lo stabilire che, gli ETF ed i Certificates, sono strumenti di "gestione passiva", generalmente legati ad un benchmark (un indice o un mix di indici di borsa) che replicano fedelmente, nel bene e nel male.
Ci sarebbero anche gli Hedge funds da contrapporre ad Etf e Certificates; ottimi strumenti di gestione attiva, molto attiva. Ma poco abbordabili in quanto la legislazione italiana impone elevati importi minimi di sottoscrizione (500.000 euro).
Ma tornando all'aspetto operativo-pratico ed al rapporto fra gestione/risultati, in relazione alla scelta di gestione attiva o passiva, è necessario tener presente che, analizzando le performance passate dei fondi comuni e delle Sicav, emerge subito che solo pochi di essi riescono a battere il loro benchmark (20% circa) e che questo, di solito, avviene perchè nei benchmarks, fatta eccezione per alcuni, non sono compresi i dividendi annualmente erogati dalle azioni che compongono l’indice.
In tal caso, i gestori che nel passato sono riusciti a battere i relativi indici di riferimanto, son davvero pochi (10-15% circa). Ma indagando sul perchè di una così misera performance dei gestori attivi, salta subito all’occhio che la causa principale è da addebitare agli alti costi di gestione rilevabili dal TER (Total Expense Ratio: costi e spese effettivi del fondo) che, spesso, superano anche il 3% auunuo.
Di contro, i costi degli ETF, sono del 70–80% inferiori, mentre sono totalmente assenti nei Certificates. Allora viene da domandarsi: ma sono giustificati tali costi? La risposta è negativa, quando si parla di sicav o fondi liquidità, monetari, e obbliazionari governativi, dove è senz’altro conveniente investire in ETF in quanto il plus che può dare la gestione è davvero irrilevante rispetto ai costi.
Riguardo i prodotti azionari... le cose cambiano, giacchè i costi sarebbero giustificati dal maggiore rendimento che i gestori possono dare al loro portafoglio, selezionando quei titoli che battono il benchmark, cosa non semplice. Quindi, per l’investitore, è necessario scegliere, per avere un buon rendimento del proprio portafoglio, i gestori che hanno saputo meglio gestire fondi o le sicav a loro affidati. E per una scelta consapevole, si possono consultare siti specializzati in rating sui fondi come: "morningstar.it" o "standard & poor’s funds".
E con questa indicazione, per ora, concludiamo la nostra breve incursione nel vivo della gestione del risparmio, rinviando ad un nuovo articolo gli approfondimenti di carattere squisitamente tecnici e pratici.
Sia chiaro, la nostra analisi non ha la pretesa di esaurire il raffronto, ma ci premeva porre in evidenza le differenze più evidenti.
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